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Bettino Craxi

Indice

  • Introduzione
  1. Primi anni e inizi socialisti
  2. L'ascesa del Partito Socialista
  3. Navigare gli anni di piombo
  4. Il compromesso storico
  5. L'ascesa al potere del PSI
  6. Craxi Presidente del Consiglio: i primi anni
  7. Riforme economiche e il "miracolo italiano"
  8. Politica estera e relazioni internazionali
  9. La crisi di Sigonella: un momento decisivo
  10. Lo scandalo di Tangentopoli: semi di corruzione
  11. L'inchiesta Mani Pulite
  12. La caduta in disgrazia: dimissioni e accuse
  13. Le battaglie giudiziarie e l'esilio ad Hammamet
  14. La difesa di Craxi e l'eredità riformista
  15. Il declino e la dissoluzione del Partito Socialista
  16. Il pensiero intellettuale e politico di Craxi
  17. Craxi e i media: una relazione complessa
  18. La famiglia Craxi: vita privata e scrutinio pubblico
  19. La Fondazione Bettino Craxi: preservare un'eredità
  20. L'impatto di Craxi sulla politica italiana
  21. Rivisitare l'era di Tangentopoli: prospettive storiche
  22. Craxi nella cultura popolare: film, letteratura e musica
  23. Il dibattito duraturo: Craxi statista o furfante?
  24. Hammamet: l'ultimo capitolo
  25. Il posto di Craxi nella storia: una vita italiana ricordata

Ephyia Publishing MixCache.com Riferimento libro: 15761


Introduzione

Per comprendere l'Italia nella seconda metà del ventesimo secolo è necessario comprendere Bettino Craxi. La sua storia non è semplicemente quella di un leader politico; è una narrazione profondamente intrecciata con la trama della Repubblica Italiana stessa, riflettendone le aspirazioni, i trionfi, le contraddizioni profonde e le drammatiche convulsioni. Per un certo periodo, fu il volto di un'Italia modernizzatrice e assertiva, una nazione che scrollava di dosso le insicurezze del dopoguerra per rivendicare un posto di primo piano sulla scena mondiale. Per i suoi sostenitori, era uno statista di rara visione e decisione, un riformatore che aveva infranto lo stampo stagnante della politica italiana. Per i suoi detrattori, era l'incarnazione di un sistema corrotto e clientelare, un uomo la cui ambizione aveva portato alla sua stessa rovina e all'implosione dell'ordine politico che aveva un tempo dominato.

Nato a Milano nel 1934, Benedetto "Bettino" Craxi iniziò il suo percorso politico nell'ala giovanile del Partito Socialista Italiano (PSI), un'organizzazione che sarebbe un giorno arrivato a dominare e ridefinire. La sua ascesa attraverso le gerarchie del partito fu costante e deliberata, contrassegnata da una comprensione acuta delle intricate dinamiche di potere della Prima Repubblica. Era un panorama politico dominato dai monolitici Democristiani e dal potente, ma perennemente escluso, Partito Comunista Italiano (PCI). Craxi, tuttavia, immaginava una terza via, una forza moderno socialdemocratica che potesse rompere lo stallo ideologico e offrire un'alternativa pragmatica e riformista.

Quando divenne segretario del partito nel 1976, il PSI era un'entità frammentata ed elettoralmente indebolita. Con carisma e uno stile spesso autocratico, Craxi rimodellò il partito a sua immagine. Abbandonò l'emblema della falce e martello, sostituendolo con il più socialdemocratico garofano rosso, un atto di rebranding politico simbolico e profondamente significativo. Allontanò il partito dai Comunisti, indirizzandolo verso il centro politico e posizionandolo come partner di coalizione indispensabile. Questa manovra strategica, testimonianza del suo acume politico, permise al PSI di esercitare un'influenza ben superiore al suo effettivo peso elettorale.

L'apice della sua carriera arrivò nel 1983, quando divenne il primo Presidente del Consiglio socialista della storia italiana. Il suo mandato, durato fino al 1987, fu uno dei più lunghi e stabili nella storia della notoriamente volatile Repubblica Italiana. Questo periodo, spesso definito come il secondo "Miracolo Italiano", fu caratterizzato da una significativa crescita economica, una riduzione dell'inflazione e una politica estera assertiva che mirava a ritagliare un ruolo più indipendente per l'Italia. Il suo governo affrontò i potenti sindacati sulla scala mobile, una mossa che, seppur controversa, fu vista da molti come un passo necessario per modernizzare l'economia italiana. Sotto la guida di Craxi, l'Italia divenne la quinta potenza industriale mondiale ed entrò a far parte del prestigioso gruppo G7 delle principali economie.

Sulla scena internazionale, Craxi fu una presenza altrettanto incisiva. Coltivò forti relazioni con altri leader socialisti europei come Felipe González in Spagna e François Mitterrand in Francia, ed fu un alleato convinto, seppur a volte critico, degli Stati Uniti. Questo rapporto complesso con gli americani si manifestò in modo più vivido durante la crisi di Sigonella del 1985. In una ferma affermazione della sovranità nazionale, Craxi rifiutò di consegnare alle forze statunitensi i militanti palestinesi che avevano dirottato la nave da crociera Achille Lauro, portando a un teso confronto tra truppe italiane e americane in Sicilia. Quel momento, per molti italiani, fu fonte di immenso orgoglio nazionale e consolidò l'immagine di Craxi come leader forte che non si piegava alle pressioni straniere.

Tuttavia, sotto la superficie di questo apparente successo, si stavano seminando i semi della sua caduta. Il sistema di patronage e clientelismo che aveva a lungo caratterizzato la Prima Repubblica stava raggiungendo il suo apice. La pratica della tangentopoli era endemica, un sistema di tangenti e finanziamenti illeciti ai partiti che coinvolgeva l'intera classe politica. Sebbene Craxi avrebbe in seguito sostenuto che tutti i partiti erano coinvolti, il Partito Socialista sotto la sua guida era visto come un partecipante particolarmente vorace a questo banchetto di corruzione.

Il regolamento dei conti arrivò nei primi anni Novanta con l'inchiesta Mani Pulite, una serie di indagini giudiziarie originate a Milano che avrebbero infine smantellato l'intero establishment politico. Lo scandalo iniziò con l'arresto di un politico socialista di secondo piano ma si intensificò rapidamente, con un torrente di accuse e confessioni che rivelavano un sistema di corruzione profondamente radicato. Craxi, come una delle figure più potenti dell'epoca, divenne il bersaglio principale e, per molti, il simbolo ultimo della corruzione.

La sua caduta in disgrazia fu rapida e drammatica quanto la sua ascesa. Un tempo acclamato come leader nazionale, era ora disprezzato. In una scena ormai tristemente famosa, fu colpito da una pioggia di monetine lanciategli da una folla inferocita davanti all'Hotel Raphael a Roma, un'espressione viscerale della rabbia popolare. Di fronte a molteplici accuse di corruzione e finanziamento illecito al PSI, Craxi mantenne la sua innocenza, sostenendo di essere vittima di una caccia alle streghe politica e che il sistema di finanziamento illegale fosse una necessità per il funzionamento di tutti i partiti. Nel 1994, per evitare quello che considerava un processo politicamente motivato, fuggì nella sua villa di Hammamet, in Tunisia, dove trascorse il resto dei suoi giorni in un autoesilio. Fu successivamente condannato in contumacia a una lunga pena detentiva, ma non fece mai ritorno in Italia.

Craxi morì a Hammamet nel 2000 per complicazioni legate al diabete. La sua morte, come la sua vita, fu fonte di divisione nazionale. La sua famiglia rifiutò i funerali di Stato, accusando il governo italiano di avergli impedito il rientro per cure mediche. Fu sepolto nel cimitero cristiano di Hammamet, la sua tomba affacciata sul mare, verso l'Italia che aveva un tempo guidato e che, alla fine, lo aveva cacciato.

A più di due decenni dalla sua morte, Bettino Craxi rimane una figura profondamente polarizzante nella storia italiana. Il dibattito sulla sua eredità è lungi dall'essere risolto. Fu uno statista modernizzatore che portò stabilità e prosperità all'Italia, un leader che diede al paese un rinnovato senso di orgoglio nazionale? O fu un politico corrotto che perfezionò un sistema di patronage e malaffare che portò infine al collasso della Prima Repubblica? I suoi successi come Presidente del Consiglio possono essere separati dai crimini per cui fu condannato?

Questa biografia cerca di navigare le complessità di questa "vita italiana". Traccerà il suo percorso da giovane attivista socialista nel Milan del dopoguerra ai corridoi del potere a Roma e, infine, al suo solitario esilio in Tunisia. Esaminerà il contesto politico, economico e sociale in cui operò, gli "Anni di Piombo" con il loro terrorismo e sconvolgimenti sociali, l'intricata danza della politica di coalizione e gli eventi sismici dello scandalo Tangentopoli. Attraverso un'esplorazione della sua giovinezza, della sua ascesa al potere, dei suoi anni come Presidente del Consiglio, della sua drammatica caduta e della sua eredità duratura e contestata, questo libro mira a fornire un ritratto completo e sfumato di Bettino Craxi, un uomo la cui storia di vita è inestricabilmente legata a quella dell'Italia moderna.


CAPITOLO UNO: Gioventù e inizi socialiste

Benedetto Craxi, universalmente noto come "Bettino", nacque a Milano il 24 febbraio 1934, in una famiglia dove la politica non era semplicemente un argomento di conversazione, ma una questione di profonda convinzione e di rischio considerevole. Suo padre, Vittorio Craxi, era un avvocato siciliano che si era trasferito nella potenza industriale del Nord, portando con sé una ferma ideologia antifascista che avrebbe definito l'esperienza della famiglia durante gli anni tumultuosi del regime di Benito Mussolini. Vittorio fu perseguitato per le sue idee politiche, un'esperienza che senza dubbio plasmò la visione del mondo del figlio fin dalla più tenera età. Sua madre, Maria Ferrari, proveniva dalla piccola cittadina di Sant'Angelo Lodigiano, fornendo un contrappunto lombardo alle radici siciliane del marito. Questa fusione di eredità settentrionale e meridionale diede al giovane Bettino un radicamento culturale nelle due Italie che la nazione si sforzava costantemente di riconciliare.

La casa dei Craxi era un crocevia di attività antifascista, particolarmente dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando la loro abitazione a Casasco divenne un punto di approdo sicuro per famiglie ebree e soldati in fuga verso la Svizzera. I pericoli insiti nell'opera clandestina del padre facevano da sfondo costante all'infanzia di Bettino. Per proteggerlo da possibili ritorsioni fasciste e per gestire quello che veniva descritto come un "carattere indomabile", i genitori lo inviarono al collegio cattolico Edmondo De Amicis. Crescere a Milano durante la Seconda guerra mondiale significava fare l'esperienza concreta dei bombardamenti aerei e delle profonde ansie di una città al cuore del conflitto. L'eventuale crollo del regime fascista e la liberazione giubilosa e caotica furono spettacoli formativi per un ragazzo sull'orlo dell'adolescenza.

Dopo la guerra, l'impegno politico di Vittorio Craxi fu formalmente riconosciuto. Fu nominato viceprefetto di Milano e, nel 1945, prefetto di Como, spingendo la famiglia a trasferirsi. Per un certo periodo, il giovane Bettino frequentò il collegio prima a Como e poi a Cantù. In questo periodo, accarezzò brevemente l'idea di entrare in seminario, una flirtazione con una vocazione religiosa che presto lasciò il posto alle passioni più terrene e immediate della politica. La svolta definitiva arrivò nel 1948. Suo padre, Vittorio, si candidò per il Fronte Democratico Popolare, un'alleanza tra il Partito Socialista Italiano (PSI) e il Partito Comunista Italiano (PCI). Pur avendo solo quattordici anni, Bettino si gettò nella campagna, distribuendo volantini e assaporando per la prima volta l'azione politica di base. L'esperienza fu elettrizzante e consolidò il suo percorso. A diciassette anni, si iscrisse formalmente al Partito Socialista Italiano.

L'istruzione formale di Craxi, in contrasto con la sua autoformazione politica, rivestì un'importanza secondaria. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano e successivamente a Scienze Politiche all'Università di Urbino, ma il suo vero campus fu la sede del partito. Il suo impegno politico era totalizzante e non completò mai gli studi universitari. Durante gli anni universitari, fondò il "Nucleo Universitario Socialista" e si attivò nei gruppi studenteschi di area sinistra. Fu qui che iniziò ad affinare le sue doti di oratore e organizzatore, promuovendo conferenze, dibattiti e proiezioni cinematografiche che lo segnalarono come un giovane di notevole energia e ambizione.

Si immerse rapidamente nell'ala giovanile del partito, la Federazione Giovanile Socialista, diventandone presto un leader. Il panorama politico italiano degli anni Cinquanta era rigidamente definito dalla Guerra Fredda. Il PSI era, all'epoca, ancora strettamente alleato con il ben più grande e potente Partito Comunista Italiano (PCI), un'eredità della comune lotta antifascista. Tuttavia, profonde divisioni stavano emergendo all'interno delle file socialiste. Craxi si schierò rapidamente con la corrente "autonomista", guidata dal decano del socialismo italiano, Pietro Nenni. Gli autonomisti guardavano con sospetto la sudditanza del PCI a Mosca e cercavano di tracciare per il partito una via socialista indipendente e democratica.

L'anno 1956 si rivelò un momento spartiacque. La brutale repressione sovietica della Rivoluzione ungherese inviò onde d'urto attraverso la sinistra europea. Per Craxi e i socialisti autonomisti, fu una cupa conferma dei loro più profondi sospetti sul comunismo sovietico. Si batté appassionatamente affinché il PSI rompesse definitivamente i legami con la linea filovietica, una mossa che avrebbe alterato radicalmente il corso della politica di sinistra italiana. Il suo gruppo spinse perché il Movimento Giovanile Socialista si distaccasse dalle organizzazioni internazionali di facciata comunista, una proposta che fu inizialmente respinta ma che segnalò la direzione in cui intendeva spingere il partito. Questa presa di posizione lo marchiò come un fervente anticomunista all'interno del campo socialista, una posizione che avrebbe mantenuto per tutta la vita.

La carriera politica di Craxi iniziò, come spesso accade in Italia, a livello locale. La sua ascesa fu rapida e metodica. Nel 1956 fu eletto consigliere comunale a Sant'Angelo Lodigiano, il paese natale di sua madre. L'anno successivo, a soli ventitré anni, entrò a far parte del Comitato Centrale del PSI, in rappresentanza della corrente nenniana. Stava iniziando a costruirsi la reputazione di formidabile organizzatore e di accorto operatore politico, abile nel navigare le correnti insidiose del frazionismo di partito. Il suo tirocinio pratico proseguì con un incarico, nel 1958, a Sesto San Giovanni, sobborgo industriale di Milano noto come la "Stalingrado d'Italia" per la sua presenza comunista radicata e profonda. Per un giovane socialista anticomunista, fu un banco di prova arduo ma inestimabile, che lo costrinse ad affinare i suoi argomenti e a costruire consensi nel cuore del territorio dei suoi rivali politici.

Nel 1960, Craxi ottenne una vittoria significativa, conquistando un seggio al Consiglio comunale di Milano con un cospicuo numero di voti di preferenza. A ventisei anni appena compiuti, fu nominato assessore nella giunta comunale. Questo ruolo gli diede una concreta esperienza amministrativa e ne alzò ulteriormente il profilo all'interno della potente federazione milanese del PSI. Nel 1963 guidava la Segreteria Provinciale di Milano e nel 1965 entrò nella Direzione Nazionale del partito. La sua base di potere a Milano, il motore economico d'Italia, era ora saldamente consolidata e sarebbe servita da trampolino di lancio per le sue ambizioni nazionali.

In questi anni intensamente frenetici, Craxi costruì anche una vita privata. Nel 1959 sposò Anna Maria Moncini. Dal loro matrimonio nacquero due figli: Stefania, nata nel 1960, e Vittorio, noto come Bobo, nato nel 1964. La vita familiare offrì un ancoraggio privato nel mare agitato della politica italiana, sebbene i suoi figli lo avrebbero in seguito seguito nell'arena politica, creando una complessa dinastia familiare.

L'ideologia politica di Craxi stava cristallizzandosi. Ammirava molto il modello dei partiti socialdemocratici dell'Europa settentrionale, in particolare la SPD tedesca, e mirava a trasformare il PSI da partito di classe, influenzato dal marxismo, in una forza moderna, pragmatica e riformista. Ciò significava recidere definitivamente il cordone ombelicale che lo legava ancora ai comunisti e posizionare il PSI come un partito di governo credibile, autonomo, di centrosinistra. Fu un convinto sostenitore della coalizione di "Centrosinistra organico", un'alleanza tra Democristiani, PSI e piccoli partiti centristi, considerandola l'unica via percorribile per rompere la stagnazione politica e tenere i comunisti fuori dal governo nazionale.

Nel 1968, Craxi fece il salto sulla scena nazionale. Fu eletto alla Camera dei Deputati per il collegio di Milano–Pavia. All'inizio della sua carriera parlamentare, era ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico italiano. Secondo i sondaggi dell'epoca, la stragrande maggioranza degli italiani non aveva mai sentito il suo nome. Questo, tuttavia, stava per cambiare. All'interno dei corridoi del potere a Roma e nella sede del partito, la sua influenza cresceva costantemente. Nel 1970 fu nominato uno dei Vicesegretari del partito, una posizione che lo collocava al cuore stesso della macchina nazionale del PSI. L'organizzatore silenzioso ma implacabilmente ambizioso proveniente da Milano non era più solo un ras locale. Era ora un attore chiave nel gioco complesso e spesso spietato della politica nazionale italiana, perfettamente posizionato per la mossa successiva, decisiva, che lo avrebbe portato alla vetta.


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