Benedetto Craxi, universalmente noto come "Bettino", nacque a Milano il 24 febbraio 1934, in una famiglia dove la politica non era semplicemente un argomento di conversazione, ma una questione di profonda convinzione e di rischio considerevole. Suo padre, Vittorio Craxi, era un avvocato siciliano che si era trasferito nella potenza industriale del Nord, portando con sé una ferma ideologia antifascista che avrebbe definito l'esperienza della famiglia durante gli anni tumultuosi del regime di Benito Mussolini. Vittorio fu perseguitato per le sue idee politiche, un'esperienza che senza dubbio plasmò la visione del mondo del figlio fin dalla più tenera età. Sua madre, Maria Ferrari, proveniva dalla piccola cittadina di Sant'Angelo Lodigiano, fornendo un contrappunto lombardo alle radici siciliane del marito. Questa fusione di eredità settentrionale e meridionale diede al giovane Bettino un radicamento culturale nelle due Italie che la nazione si sforzava costantemente di riconciliare.
La casa dei Craxi era un crocevia di attività antifascista, particolarmente dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando la loro abitazione a Casasco divenne un punto di approdo sicuro per famiglie ebree e soldati in fuga verso la Svizzera. I pericoli insiti nell'opera clandestina del padre facevano da sfondo costante all'infanzia di Bettino. Per proteggerlo da possibili ritorsioni fasciste e per gestire quello che veniva descritto come un "carattere indomabile", i genitori lo inviarono al collegio cattolico Edmondo De Amicis. Crescere a Milano durante la Seconda guerra mondiale significava fare l'esperienza concreta dei bombardamenti aerei e delle profonde ansie di una città al cuore del conflitto. L'eventuale crollo del regime fascista e la liberazione giubilosa e caotica furono spettacoli formativi per un ragazzo sull'orlo dell'adolescenza.
Dopo la guerra, l'impegno politico di Vittorio Craxi fu formalmente riconosciuto. Fu nominato viceprefetto di Milano e, nel 1945, prefetto di Como, spingendo la famiglia a trasferirsi. Per un certo periodo, il giovane Bettino frequentò il collegio prima a Como e poi a Cantù. In questo periodo, accarezzò brevemente l'idea di entrare in seminario, una flirtazione con una vocazione religiosa che presto lasciò il posto alle passioni più terrene e immediate della politica. La svolta definitiva arrivò nel 1948. Suo padre, Vittorio, si candidò per il Fronte Democratico Popolare, un'alleanza tra il Partito Socialista Italiano (PSI) e il Partito Comunista Italiano (PCI). Pur avendo solo quattordici anni, Bettino si gettò nella campagna, distribuendo volantini e assaporando per la prima volta l'azione politica di base. L'esperienza fu elettrizzante e consolidò il suo percorso. A diciassette anni, si iscrisse formalmente al Partito Socialista Italiano.
L'istruzione formale di Craxi, in contrasto con la sua autoformazione politica, rivestì un'importanza secondaria. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano e successivamente a Scienze Politiche all'Università di Urbino, ma il suo vero campus fu la sede del partito. Il suo impegno politico era totalizzante e non completò mai gli studi universitari. Durante gli anni universitari, fondò il "Nucleo Universitario Socialista" e si attivò nei gruppi studenteschi di area sinistra. Fu qui che iniziò ad affinare le sue doti di oratore e organizzatore, promuovendo conferenze, dibattiti e proiezioni cinematografiche che lo segnalarono come un giovane di notevole energia e ambizione.
Si immerse rapidamente nell'ala giovanile del partito, la Federazione Giovanile Socialista, diventandone presto un leader. Il panorama politico italiano degli anni Cinquanta era rigidamente definito dalla Guerra Fredda. Il PSI era, all'epoca, ancora strettamente alleato con il ben più grande e potente Partito Comunista Italiano (PCI), un'eredità della comune lotta antifascista. Tuttavia, profonde divisioni stavano emergendo all'interno delle file socialiste. Craxi si schierò rapidamente con la corrente "autonomista", guidata dal decano del socialismo italiano, Pietro Nenni. Gli autonomisti guardavano con sospetto la sudditanza del PCI a Mosca e cercavano di tracciare per il partito una via socialista indipendente e democratica.
L'anno 1956 si rivelò un momento spartiacque. La brutale repressione sovietica della Rivoluzione ungherese inviò onde d'urto attraverso la sinistra europea. Per Craxi e i socialisti autonomisti, fu una cupa conferma dei loro più profondi sospetti sul comunismo sovietico. Si batté appassionatamente affinché il PSI rompesse definitivamente i legami con la linea filovietica, una mossa che avrebbe alterato radicalmente il corso della politica di sinistra italiana. Il suo gruppo spinse perché il Movimento Giovanile Socialista si distaccasse dalle organizzazioni internazionali di facciata comunista, una proposta che fu inizialmente respinta ma che segnalò la direzione in cui intendeva spingere il partito. Questa presa di posizione lo marchiò come un fervente anticomunista all'interno del campo socialista, una posizione che avrebbe mantenuto per tutta la vita.
La carriera politica di Craxi iniziò, come spesso accade in Italia, a livello locale. La sua ascesa fu rapida e metodica. Nel 1956 fu eletto consigliere comunale a Sant'Angelo Lodigiano, il paese natale di sua madre. L'anno successivo, a soli ventitré anni, entrò a far parte del Comitato Centrale del PSI, in rappresentanza della corrente nenniana. Stava iniziando a costruirsi la reputazione di formidabile organizzatore e di accorto operatore politico, abile nel navigare le correnti insidiose del frazionismo di partito. Il suo tirocinio pratico proseguì con un incarico, nel 1958, a Sesto San Giovanni, sobborgo industriale di Milano noto come la "Stalingrado d'Italia" per la sua presenza comunista radicata e profonda. Per un giovane socialista anticomunista, fu un banco di prova arduo ma inestimabile, che lo costrinse ad affinare i suoi argomenti e a costruire consensi nel cuore del territorio dei suoi rivali politici.
Nel 1960, Craxi ottenne una vittoria significativa, conquistando un seggio al Consiglio comunale di Milano con un cospicuo numero di voti di preferenza. A ventisei anni appena compiuti, fu nominato assessore nella giunta comunale. Questo ruolo gli diede una concreta esperienza amministrativa e ne alzò ulteriormente il profilo all'interno della potente federazione milanese del PSI. Nel 1963 guidava la Segreteria Provinciale di Milano e nel 1965 entrò nella Direzione Nazionale del partito. La sua base di potere a Milano, il motore economico d'Italia, era ora saldamente consolidata e sarebbe servita da trampolino di lancio per le sue ambizioni nazionali.
In questi anni intensamente frenetici, Craxi costruì anche una vita privata. Nel 1959 sposò Anna Maria Moncini. Dal loro matrimonio nacquero due figli: Stefania, nata nel 1960, e Vittorio, noto come Bobo, nato nel 1964. La vita familiare offrì un ancoraggio privato nel mare agitato della politica italiana, sebbene i suoi figli lo avrebbero in seguito seguito nell'arena politica, creando una complessa dinastia familiare.
L'ideologia politica di Craxi stava cristallizzandosi. Ammirava molto il modello dei partiti socialdemocratici dell'Europa settentrionale, in particolare la SPD tedesca, e mirava a trasformare il PSI da partito di classe, influenzato dal marxismo, in una forza moderna, pragmatica e riformista. Ciò significava recidere definitivamente il cordone ombelicale che lo legava ancora ai comunisti e posizionare il PSI come un partito di governo credibile, autonomo, di centrosinistra. Fu un convinto sostenitore della coalizione di "Centrosinistra organico", un'alleanza tra Democristiani, PSI e piccoli partiti centristi, considerandola l'unica via percorribile per rompere la stagnazione politica e tenere i comunisti fuori dal governo nazionale.
Nel 1968, Craxi fece il salto sulla scena nazionale. Fu eletto alla Camera dei Deputati per il collegio di Milano–Pavia. All'inizio della sua carriera parlamentare, era ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico italiano. Secondo i sondaggi dell'epoca, la stragrande maggioranza degli italiani non aveva mai sentito il suo nome. Questo, tuttavia, stava per cambiare. All'interno dei corridoi del potere a Roma e nella sede del partito, la sua influenza cresceva costantemente. Nel 1970 fu nominato uno dei Vicesegretari del partito, una posizione che lo collocava al cuore stesso della macchina nazionale del PSI. L'organizzatore silenzioso ma implacabilmente ambizioso proveniente da Milano non era più solo un ras locale. Era ora un attore chiave nel gioco complesso e spesso spietato della politica nazionale italiana, perfettamente posizionato per la mossa successiva, decisiva, che lo avrebbe portato alla vetta.